Alfabetizzare non è inseganre a ripetere parole, ma a dire la propria parola
Promozione della pedagogia critica nei processi di accoglienza e alfabetizzazione delle persone migranti e ridefinizione dei modelli di welfare
Programma di formazione, ricerca e progetti
Il Programma “Alfabetizzare non è insegnare a ripetere parole, ma a dire la propria parola” è un insieme di percorsi di formazione, progetit e ricerca per la promozione del contributo della pedagogia critica-dialogica-problematizzante e del metodo di coscientizzazione di Paulo Freire nei processi di accoglienza e alfabetizzazione dei migranti e di ridefinizione dei modelli di inclusione e welfare nei territori.
Nasce in Italia ormai 10 anni fa, sotto l’impulso e la resposnabilità di Anna Zumbo, come lavoro di ricerca-formazione che emerge dall’incontro tra il vissuto di insoddisfazione e inadeguatezza degli operatori dell’accoglienza e degli insegnanti di italiano L2 e una proposta di riflessione circa nuovi significati e nuove prospettive del lavoro educativo svolto da queste professionalità.
In particolare, gli operatori impegnati nei centri d’accoglienza dedicati a richiedenti asilo e rifugiati attivati dalle Prefetture e dai Comuni e nei progetti per il sostegno e l’inclusione dei migranti sul territorio gestiti da privati, così come gli insegnanti dell’italiano L2, sempre più spesso si riconoscono incapaci di una relazione educativa e di una didattica efficace nei confronti del nuovo volto che la migrazione presenta. Emerge la necessità di un cambiamento che metta al centro il valore che questo lavoro educativo e di cura può rivestire nel supporto alla costruzione di nuove traiettorie di vita dei migranti accolti, nella narrazione dei meccanismi dell’accoglienza, nelle policy locali dell’inclusione e nei territori/mondo.
Quel generico sentimento di insoddisfazione, di impotenza e di frustrazione spesso si trasforma, sui territori, nella ricerca di un approccio più efficace non solo rispetto all’obiettivo pragmatico di un consono adattamento dell’ospite e dello studente al nuovo contesto di vita, ma anche rispetto a domande più profonde sul senso stesso dell’accoglienza e dell’integrazione e sulle potenzialità del periodo di accoglienza forzata nelle strutture, quali trampolino di inedite opportunità di educazione alla cittadinanza, intesa come esercizio del proprio potere di incidere nella realtà.
Il Programma nasce e si alimenta, quindi, sul campo, per mezzo di una successione instancabile di incontri di formazione, di percorsi di supervisione e di progetti di accompagnamento con diverse decine di enti e servizi dedicati all’accoglienza dei migranti su tutto il territorio nazionale, con almeno un migliaio di operatori coinvolti che si sono mossi per formarsi, incontrarsi, confrontarsi e condividere esperienze e approcci.
Si struttura in diversi percorsi di formazione e/o consulenza, costruiti a misura dei contesti e dei committenti interessati. I percorsi sono rivolti ad insegnanti ed alfabetizzatori, ai diversi professionisti impegnati nelle équipe multidisciplinari dell’accoglienza e a tutti gli attori coinvolti sui territori nella gestione dei processi di inclusione.
In ormai 10 anni di sperimentazione, il Programma ha visto la realizzazione di quasi 100 corsi di formazione e progetti in una buona parte delle regioni italiane per più di 1200 ore d’aula, coinvolgendo più di 1500 persone (tra operatori, educatori, psicologi, volontari, insegnanti, ricercatori, responsabili dei programmi e delle strutture dell’accoglienza, del variegato (e sempre in trasformazione) mondo – istituzionale, formale e non – dell’accoglienza dei migranti sui territori.
Numerose tesi di laurea e di dottorato di ricerca hanno messo a fuoco questo Programma in diverse università italiane ed europee, trasversalmente a numerose discipline e diverse Università hanno richiesto interventi di presentazione del Programma a supporto di una riflessione sui processi di formazione e alfabetizzazione delle persone con background migratorio.
Percorsi di formazione
Il Programma “Alfabetizzare non è insegnare a ripetere parole, ma a dire la propria parola” si struttura in diversi percorsi di formazione e/o consulenza, costruiti a misura dei contesti e dei committenti interessati. I percorsi sono rivolti ad insegnanti ed alfabetizzatori, ai diversi professionisti impegnati nelle équipe multidisciplinari dell’accoglienza e a tutti gli attori coinvolti sui territori nella gestione dei processi di inclusione. Scopri i diversi percorsi.
Training su metodo di coscientizzazione di Paulo Freire nei processi di alfabetizzazione dei migranti
Dedicato ad insegnanti, operatori linguistici, alfabetizzatori
Training sul metodo di coscientizzazione di Paulo Freire nei processi di alfabetizzazione e insegnamento dell’Italiano L2.
Dedicato ad insegnanti, operatori linguistici, alfabetizzatori
Scuola di formazione integrata con le migrazioni per ridefinire le policy territoriali dell’accoglienza.
Progetta e realizzata su base territoriale con policy makers, dirigenti e operatori impegnati nei processi di accoglienza e integrazione dei migranti
Training sul contributo della pedagogica dialogica-critica di Paulo Freire per qualificare la relazione con il migrante nel processo di accoglienza e integrazione.
Per operatori dell’accoglienza
Laboratori di ricerca-formazione per persone con background migraotrio ed operatori dell’accoglienza
Dedicato a persone con background migratorio, cittadini, studenti e ospiti del sistema dell’accoglienza
Brochure
Scarica la brochure completa del Programma "Alfabetizzare non è insegnare a riptere parole, ma a dire la propria parola" con la descrizione dettagliata dei corsi, della vision e della bibliografia di riferimento
L'educazione come pratica della libertà
Il quadro teorico di riferimento consiste nell’approccio antropologico, filosofico e metodologico del pedagogista brasiliano Paulo Freire (1921-1997) che offre ai partecipanti nuove categorie per rileggere la propria esperienza di lavoro culturale, sociale ed educativa e uno sguardo capace di identificare inedite opportunità di empowerment per se stessi, per le rispettive organizzazioni a cui appartengono, per i migranti con cui lavorano e per le comunità locali nelle quali operano a favore dell’auto-riconoscimento, dell’esercizio della responsabilità e dell’incrementata consapevolezza e potere di incidere nella realtà.
Il Programma nella sua interezza
– presenta l’approccio freireano, propone una riflessione sulla relazione tra adulti e degli adulti come occasione privilegiata per innescare processi di coscientizzazione, sostanzia il valore del dialogo;
– interroga sulla relazione docente-studente ed operatore-ospite nel setting come prototipo della relazione tra migrante e contesto di accoglienza e esplora il valore della do-discenza come disponibilità ad insegnare legata alla massima disponibilità ad imparare;
– struttura la capacità di costruire contesti facilitanti i processi di inclusione, di progettare l’accoglienza come spazio per sperimentare autonomia e responsabilità, di strutturare unità didattiche per la scuola di italiano e condurre momenti di insegnamento o supporto all’apprendimento dell’italiano in maniera da attivare negli studenti la capacità di analisi critica della realtà insieme alla propensione alla responsabilità ed all’autonomia.
Obiettivi
Tutti i percorsi permettono ai partecipanti di:
– lavorare sulla consapevolezza di sé e del proprio ruolo professionale, rileggendo le dinamiche assistenziali, della cura e della presa in carico dei migranti e strutturando la capacità di un intervento sociale ed educativo capace di riconoscere, attivare e valorizzare le potenzialità delle comunità locali e del migrante riscoprendo una dimensione paritaria ed adulta della relazione e concorrere al cambiamento in una logica olistica e di sistema e non frammentata e parziale;
– acquisire consapevolezza di come l’ approccio pedagogico critico-dialogico-problematizzante e non direttivo può qualificare come “educativa” ogni relazione consapevolmente giocata tra gli operatori coinvolti nel sistema dell’accoglienza ed i migranti/ospiti/studenti e possa orientarla alla costruzione di una comune visione di società coesa e plurale al cui pieno sviluppo e al cui benessere anche il migrante può concorrere al fianco degli altri cittadini;
– scoprire e sperimentare l’approccio all’alfabetizzazione del pedagogista brasiliano Paulo Freire alla ricerca di spunti e suggerimenti che orientano ed arricchiscono le pratiche della didattica con studenti italiani e con background migratorio e strutturano competenze metodologiche a costruire e gestire percorsi di formazione empowering con gruppi di giovani e adulti
– formare competenze metodologiche trasversali alla conduzione di interventi sociali ed educativi complessi, volti a sostenere nuove capacità indispensabili a supportare le nuove sperimentazioni del welfare, generativo, partecipato, sostenibile, multistakholder e community based.
Metodologia
L’intero Programma si propone come un processo di Community Learning – strategia di insegnamento e apprendimento che integra un coinvolgimento significativo della comunità con l’elaborazione e la riflessione accademica per arricchire l’esperienza di apprendimento con una maggiore enfasi sul processo di do(cenza)-discenza, sull’esperienza della reciprocità, sul valore dei vissuti e delle esperienze concrete dei soggetti coinvolti nel processo di apprendimento-insegnamento quale base strutturante per la co-costruzione del sapere e produzione della cultura.
Tutti i percorsi di formazione sono strutturati con un impianto di Ricerca-Formazione con metodologie partecipative che permettono ai partecipanti di concorrere direttamente alla costruzione di nuove conoscenze e attitudini.
Pubblicazioni e tesi di laurea
Zumbo A., Alfabetizzare non è insegnare a ripetere parole, Melting Pot, Novembre 2016
Zumbo. A, C. Dallavalle, La lingua italiana l’ultima frontiera per la cittadinanza dei migranti. La lezione di Paulo Freire, Dialoghi mediterranei, Marzo 2017
Zumbo A., Critical education as a tool for local community changing: from Paulo Freire to the community generative welfare system, in Educazione aperta. Rivista di pedagogia critica, Vol. 6, ed. Fasidiluna, Altamura (BA), 2019
Zumbo A., Percorsi di formazione e sperimentazione sul metodo di coscientizzazione di Paulo Freire per insegnanti e volontari impegnati nel supporto linguistico e nell’alfabetizzazione di migranti adulti, Università di Palermo, Convegno pre-LESSLA, Palermo, 3 ottobre 2018
Zumbo A., L’educazione critica dialogica problematizzante: una leva per il cambiamento delle comunità locali, in Ciampolini T., Comunità che innovano. Prospettive ed esperienze per territori inclusivi, FrancoAngeli, Torino 2019
Rottino M., Zumbo A., L’educazione popolare un’opportunità per Haiti. in Educazione Aperta. Rivista di pedagogia critica, Vol.7, ed. Fasi di Luna, Altamuta (BA), 2020.
Rottino M., Zumbo A., Nous sommes l’histoire : expérience d’éducation populaire en Haïti, Associazione Popoli in Arte, Sanremo, 2014
10 anni di esperienza sul campo
Corsi e percorsi
Dicono del percorso
“Di solito i corsi di alfabetizzazione per gli stranieri considerano questi come dei bambini, partono da contenuti lontani dall’esperienza dei migranti e da un mondo altro rispetto a quello da cui provengono e da quello che cercano. Ho capito che noi possiamo meglio accompagnare i processi di integrazione dei nostri connazionali, sostenendo il loro reale bisogno di “essere di più”.
Monika, Corso con Associazione ANGI- Seconde generazioni italo-cinesi, Torino 15 dicembre 2015
“La cosa più interessante è stata la “ricerca dei temi generatori” e capire come gli apprendenti partecipano anche alla costruzione dei contenuti programmatici oltre al come, poi, veicolare questi argomenti in classe, per aprire realmente ad un dibattito critico.”
Laura, Corso presso l’Associazione Asinitas Onlus, Roma 11-12 aprile 2015
“Mi porto a casa la potenza di questo approccio, il portare il vissuto degli stranieri dentro la scuola di italiano perché così imparino a dare un nome, a ragionare, a criticare, a sognare sulle cose che interessano a loro”
Désirée, Corso presso il CPIA “maestro Manzi”, Casale Monferrato 22-23 settembre 2016
“Il mio problema era capire come funziona una riflessione che porti ad un’analisi critica della realtà, come veicolare un tema politico attraverso l’apprendimento linguistico senza violenza, senza mettersi sopra. Ecco! Ho trovato”
Marianita, Corso presso l’Associazione Asinitas Onlus, Roma 11-12 aprile 2015
C’è stata una coscientizzazione nostra sul lavoro che facciamo, su quale potere abbiamo e su quale ruolo abbiamo utilizzando il nostro potere sulla parola: possiamo aprire, avvicinare, svelare oppure nascondere, velare, allontanare i mondi.”
Andrea, Corso presso l’Associazione Asinitas Onlus, Roma 11-12 aprile 2015
“Grande validità di questo metodo sillabico in termini di efficacia.”
Marco, Corso presso il CPIA “maestro Manzi”, Casale Monferrato 22-23 settembre 2016
“Mi ha affascinato il concetto di liberazione come “essere di più”. In questi giorni anche io mi sono liberata un po’. Gli errori che abbiamo visto oggi ci hanno insegnato molto di più e molto più in fretta di quanto avevamo capito ieri.”
Andrea, Corso presso l’Associazione Asinitas Onlus, Roma 11-12 aprile 2015
“Il fatto che un percorso altamente filosofico si possa tradurre in un metodo molto concreto e viceversa che la proposta di un metodo molto concreto rimandi ad un percorso filosofico tanto alto. Questo mi dà speranza.”
Luciana, Corso presso il CPIA “maestro Manzi”, Casale Monferrato 22-23 settembre 2016
“La cosa più interessante è l’interazione tra allievi e docenti e tra docente e gruppo classe. L’apprendimento è qualcosa che avviene in un gruppo e che non riguarda il rapporto singolo-insegnante. Ho capito che la relazione con gli studenti adulti deve essere improntata a non frenare la personalità dei discenti. E’ indispensabile la sospensione del giudizio per permettere agli studenti di esprimere la propria lettura del mondo e metterla a confronto con quella altrui.“
Antonio, Corso presso il CPIA “maestro Manzi”, Casale Monferrato 22-23 settembre 2016
“Mi ha colpito la focalizzazione del lavoro di progettazione a partire dal vissuto dei corsisti per arrivare a mettere a fuoco le oppressioni da superare. Come lo abbiamo sperimentato noi, è un metodo valido anche con i migranti, nelle classi, un modo per riuscire ad agganciarli e creare in loro motivazione ad apprendere. Molto interessante l’utilizzo del linguaggio figurativo e simbolico, per appropriarsi della scrittura.”
Jilbert, presso il CPIA “maestro Manzi”, Casale Monferrato 22-23 settembre 2016