Cuneo – Quando un progetto ambisce a fare cultura, non basta progettare attività.
Bisogna lavorare sui significati.
La cultura non si trasmette.
Si costruisce nelle interazioni, nelle pratiche, nei linguaggi condivisi.
Ed è da qui che siamo partiti, accompagnando l’avvio di un partenariato complesso in un progetto multi-attore che lavora sull’incontro tra salute, natura e comunità, dentro una logica di collaborazione tra soggetti diversi.
Grandi istituzioni — ospedali, università — insieme a piccole organizzazioni locali, su territori diversi.
Una situazione frequente, in cui la sfida non è mai solo organizzativa, ma profondamente culturale.
Come si costruisce un modo comune di vedere, pensare e agire, tra soggetti così diversi?
Attiviamo quattro leve:
Esternalizzazione
Far emergere visioni, linguaggi, aspettative.
Rendere dicibile ciò che ogni soggetto porta.
È qui che inizia l’allineamento: senza un “perché” e un “per chi” condiviso, ogni azione resta isolata.
Confronto e negoziazione
Mettere in relazione le differenze.
Attraversarle, senza semplificarle.
È qui che si costruisce un primo terreno comune.
Oggettivazione
Dare forma concreta a ciò che è emerso.
Ruoli, responsabilità, pratiche, decisioni.
La cultura diventa visibile e agibile.
Interiorizzazione
Decidere, agire, apprendere nel tempo.
Lavorare sui feedback.
È così che un modo di lavorare diventa condiviso e riconosciuto.
Un partenariato cambia quando smette di coordinarsi e inizia a riconoscersi.
Da lì, il progetto cambia natura e acquista la potenza che spesso solo si illude di possedere.
Diventa capace di incidere sui processi culturali e la cultura condivisa diventa poi energia e forma di tutto il resto.