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Dal benessere individuale al benessere organizzativo
Empowerment delle Aziende e Organizzazioni

Dal benessere individuale al benessere organizzativo

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31 Agosto 2026
3 min di lettura
Dal benessere individuale al benessere organizzativo

Dal benessere individuale al benessere organizzativo: un percorso possibile

 

L’articolo prende spunto dal rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro “L’ambiente di lavoro e gli aspetti psicosociali. Sviluppi globali e percorsi per l’azione”, pubblicato nel 2026. Il documento offre una panoramica ampia e aggiornata sui rischi psicosociali, sul loro impatto sulla salute e sulle organizzazioni, sui quadri normativi internazionali e sulle buone prassi di prevenzione.

L’articolo di Sara Angeleri analizza alcuni nuclei concettuali per riflettere su come conciliare interessi personali e interessi organizzativi nei luoghi di lavoro, obiettivo prioritario che come professionisti dello sviluppo del benessere delle/nelle organizzazioni, ci si propone di raggiungere.

Cos’è l’ambiente psicosociale di lavoro?

L’ambiente di lavoro psicosociale è definito dell’insieme delle condizioni di lavoro e dalle interazioni sul lavoro, in riferimento alla progettazione delle attività. all’organizzazione e alla gestione del lavoro, nonché alle politiche, pratiche e procedure generali che ne regolano lo svolgimento. Le modalità con cui tutti questi elementi interagiscono possono influenzare la salute e il benessere delle lavoratrici e lavoratori, oltre all’efficacia dell’organizzazione.”

Per molto tempo il benessere nei luoghi di lavoro è stato interpretato come una responsabilità individuale. Si è pensato che bastasse saper gestire lo stress, mantenere un atteggiamento positivo, sviluppare resilienza, migliorare l’equilibrio tra vita privata e lavoro. Queste competenze sono certamente importanti, ma non sono sufficienti.

Nell’esperienza come consulente rilevo di frequente situazioni organizzative che generano disagio profondo nei lavoratori: comunicazione ambivalente e paradossale, mancanza di feedback, obiettivi poco chiari o non condivisi, rivalità, rigidità, tutte condizioni relazionali controproducenti le performance.

Capita ad esempio di incontrare manager che chiedono completezza, precisione e puntualità ai propri collaboratori, ma dimenticano di fornire le informazioni necessarie per svolgere al meglio il compito assegnato. Questi comportamenti possono generare ambivalenza su attese e risultati e nel lungo periodo diventare motivo di disagio lavorativo, nonché generare confusione e limitare i risultati.

Il benessere individuale dipende dal contesto nel quale le persone lavorano. Carichi eccessivi, ruoli poco chiari, scarsa autonomia, comunicazione contraddittoria, trattamenti percepiti come ingiusti o leadership inadeguate possono compromettere la salute e la motivazione anche di persone competenti e inizialmente solide.

Il tema, quindi, non è scegliere tra interessi personali e interessi organizzativi. La questione decisiva è costruire condizioni nelle quali i due livelli possano sostenersi reciprocamente. Un’organizzazione che tutela il benessere delle persone non rinuncia alla performance: crea, piuttosto, le condizioni per una performance più stabile, sostenibile e di qualità.

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