Italia – Un gruppo di ricerca studia un Panel degli indicatori per misurare la salute della democrazia
Sempre più oggi nei Paesi Occidentali è aperto il dibattito sulla qualità della democrazia.
La domanda che molti esperti si pongono è la seguente: dopo tante riforme, trattati e regolamenti sovranazionali e considerata la capacità di influenzamento e di advocacy determinante nella redazione delle policies da parte delle lobbies, l’esperienza di vita che vivono i cittadini in Occidente possa ancora definirsi una democrazia, oppure come iniziano a sostenere diversi esperti moderati debba essere chiamata democratura.
Altri ancora sostengono che si sia creato un doppio binario di accesso alle decisioni pubbliche.
Un primo binario è quello della vita quotidiana dei quartieri, dei paesi e forse delle città, in cui i cittadini possono organizzandosi partecipare alle decisioni pubbliche tentando di influenzarne processi e deliberazioni localii.
Un secondo binario afferisce alle politiche a valenza regionale, nazionale o internazionali. In questo caso, esiste una separazione netta e i cittadini non possono accedere a tale livello decisionale, neanche attraverso movimenti di opinione, manifestazioni, raccolte firme e altre iniziative della società civile. Tutte queste attività vengono considerate fastidiose e limitanti il potere politico democratico legittimato dal voto dei cittadini e quindi non “disturbabile” nella sua attività di espressione del potere legislativo o esecutivo.
Le domande aperte
Fatte queste premesse occorre chiedersi quali siano le caratteristiche e gli indicatori che possiamo utilizzare per misurare la qualità (o l’esistenza) di una democrazia?
Quali indicatori possono misurare la salute di una democrazia?
Quali forme di democrazia sono testimoniate da quali caratteristiche?
Possiamo definire democratico un Paese in cui i cittadini partecipano a definire la vita pubblica una sola volta ogni 5 anni, attraverso la scelta dei propri rappresentanti e poi non vengono più consultati fino alla successiva tornata elettorale?
I processi partecipativi bottom up dei cittadini sono parte di un processo democratico o sono una condizione utile ma non necessaria?
Queste sono solo alcune delle domande che stanno guidando la ricerca che da tempo sta conducendo Simone Deflorian, partendo dalla sua esperienza sul campo nell’attivazione di processi partecipativi sul territorio soprattutto europeo.
Partecipazione e democrazia in Italia
Dagli inizi degli anni 2000, l’interesse pubblico della partecipazione deliberativa dei cittadini alle decisioni pubbliche è andato in crescendo fino verso il 2015. Tra gli esempi più significativi possiamo ritrovare i processi partecipativi predisposti per assumere decisioni condivise con i cittadini relativamente alla Gronda di Genova e diverse altre importanti esperienze dovute alle leggi regionali delle Regioni Toscana e Umbria.
Dal 2015 in poi le spinte normative italiane e soprattutto internazionali hanno frenato la costruzione partecipata delle politiche pubbliche anche nel nostro Paese.
Il ruolo dei media
Anche i media hanno contribuito a rappresentare un freno a tali approcci democratici alimentando paure, timori, preoccupazioni attraverso eventi naturali, bellici, sanitari, digitali che hanno allontanato le persone dall’interessarsi dei beni pubblici, della cosa pubblica e della cosa più preziosa che hanno: la propria vita comune. I media hanno concorso a questo processo di allontanamento dei cittadini dalla sfera pubblica anche alimentando valori individuali, personalistici e facendo passare come visione a cui orientare la vita quella legata all’accumulo di denaro preferibilmente senza impegno, sforzo e fatica.
Questa invasione culturale di modelli e di visione del mondo da un lato ha fatto scemare l’interesse delle persone verso la partecipazione alle decisioni di interesse pubblico, dall’altro ha generato la nascita di gruppi e movimenti soprattutto giovanili che richiedevano spazio e dignità di ascolto nelle decisioni collettive.
Il gruppo di ricerca
Alla luce di quest’analisi si è costituito un gruppo di ricerca e studio attorno alla figura di Simone Deflorian per lavorare alla stesura di un panel di indicatori su cui misurare la salute della democrazia. Al gruppo di ricerca prendono parte esperti del settore che hanno già attiva una riflessione sul tema e che sono interessati a portare un loro contributo scientifico.