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StudioKappa

Melting Pot: strumenti diversificati per lo sviluppo di risorse trasversali e del potenziale


Con competenze trasversali ci si riferisce a capacità che entrano in gioco quando si risponde alle richieste dell’ambiente organizzativo. In inglese vengono denominate core skills, key skills, cross competencies, soft skills. Esempio di competenze trasversali sono la capacità di relazione, di problem solving, di decision making, di comunicazione, di organizzazione del proprio lavoro, di gestione del tempo, di adattamento a diversi ambienti culturali, di gestione dello stress, attitudine al lavoro di gruppo, spirito di iniziativa, flessibilità, visione d’insieme. Trattasi, dunque, di capacità di carattere generale relative ai processi di pensiero e cognizione, capacità di riflettere e di usare strategie di apprendimento e di auto-correzione della condotta.

In qualità di formatrice adotto una metodologia esperienziale, che integra discipline varie (l’Analisi Transazionale, lo Psicodramma Moreniano, la Maieutica, la Mindfulness): giochi di ruolo, lavori di gruppo, analisi di autocasi, momenti di discussione e confronto, messa in scena, meditazione.

La metodologia integrata mi consente di indagare in modo puntuale la gestione del ruolo professionale. Inconsapevolezza, mancanza di conoscenza, blocchi interiori, comportamenti auto-sabotanti limitano un’espressione funzionale del ruolo. Questi elementi diventano oggetto di ricerca, al fine di promuovere nuove consapevolezze, atte ad attivare comportamenti efficaci.

Primo elemento su cui mi concentro in apertura di corso è la promozione di un atteggiamento contrattuale tra me e i corsisti e tra i corsisti stessi. La contrattualità rimanda al principio di okness, così caro all’Analisi Transazionale. “Io sono ok, Tu sei ok” significa entrare in una relazione profonda con ciò che l’Altro è, promuovendo una posizione paritaria, nel rispetto delle diverse competenze. Atteggiamento contrattuale significa “incontrare” l’Altro laddove si trova, senza giudicarlo, offrendogli semplicemente appoggio ed empatia.

Questi valori trovano la loro applicazione in principi etici imprescindibili in un percorso formativo: il rispetto per gli individui, l’empowerment (la funzione di potenziare le capacità delle persone), la protezione, la responsabilità e l’impegno nella relazione in corso. Solo in un clima non giudicante è possibile abbassare le barriere, spogliarsi del ruolo, mettersi in gioco, abbandonandosi ad una indagine degli aspetti della vita lavorativa, dove non si ha ancora raggiunto una piena espressione, esperienza tanto più preziosa proprio perché avviene all’interno di un gruppo, luogo ideale di confronto, scambio e mutuo apprendimento.

Tra le discipline principe per attivare l’autoconsapevolezza, lo Psicodramma Moreniano è un metodo psicologico di gruppo che utilizza la drammatizzazione, privilegiandola alla narrazione. E’ un approccio esplorativo, che indaga fattori affettivi, cognitivi e comportamentali attraverso modalità “d’azione”. L’applicazione dello psicodramma è particolarmente utile quando il percorso di formazione è orientato ad acquisire una maggiore competenza nel gestire le relazioni interpersonali.

Il suo utilizzo è particolarmente efficace con l’auto-caso, un evento portato dal corsista stesso, significativo ed emblematico rispetto agli obiettivi del seminario. Grazie alla metodologia psicodrammatica prende avvio la riproduzione della situazione, recitata il più fedelmente possibile: il protagonista del caso mette in scena l’accaduto, recitando se stesso, ed istruendo altri partecipanti a recitare la parte degli altri interlocutori. La messa in scena permette di risperimentare nel qui e ora la situazione, rivivendola con la stessa intensità emotiva che ha caratterizzato il momento reale. I comportamenti prendono forma nell’azione, cosicché la persona può risperimentare il contesto problematico, avviando una indagine di sé, degli interlocutori coinvolti, delle proprie dinamiche interiori, dei comportamenti agiti, fino a concedersi comportamenti mai messi in atto, allenandosi a sperimentarli sulla “scena”. Il metodo psicodrammatico permette, dunque, di saggiare i comportamenti efficaci, palesando quelli inefficaci, facilitando moti di autoconsapevolezza.

Una volta rivisitato l’episodio attraverso il metodo psicodrammatico, utilizzo quanto emerso per un’ulteriore indagine attraverso l’Analisi Transazionale: stati dell’Io, transazioni, giochi, tornaconti, emozioni, vissuti. L’Analisi Transazionale è una teoria dello sviluppo della persona e dei suoi comportamenti. Nei corsi di formazione, l’obiettivo non è la conoscenza dell’A.T. di per sé, ma l’aumento dell’efficacia (manageriale, comunicativa, negoziale, interpersonale, ecc.). L’Analisi Transazionale funge solo da strumento per l’apprendimento.

Il nome A.T. deriva dal termine ‘transazione’, che significa ‘scambio’: un dialogo tra due o più persone è costituito da una serie di transazioni verbali o non-verbali. L’Analisi Transazionale prende in considerazione tali transazioni e ne deduce informazioni sulle quali è possibile analizzare la qualità degli scambi relazionali. Tramite la lettura del dialogo esterno transazionale è possibile ipotizzare il dialogo interno di un individuo. Identificando gli stati dell’Io attivi tra due persone che comunicano è possibile risalire a “quello che una persona si sta dicendo dentro” e alle emozioni correlate agli eventi-stimoli (vissuti).

Relazioni efficaci hanno bisogno di competenza emotiva, conoscenza dell’effetto dei propri gesti sull’interlocutore, empatia, capacità di lettura del contesto, autocritica, comprensione delle proprie e altrui emozioni. L’utilizzo del modello degli stati dell’Io accresce consapevolezza circa le proprie ed altrui modalità comportamentali, promuovendo una gestione responsabile e coerente dei propri pensieri, sentimenti, comportamenti. Inoltre, consente di rileggere le interazioni sociali, grazie alla decodifica delle transazioni verbali, per cui potenzia la capacità di gestire una comunicazione nel rispetto dei propri ed altrui vissuti emotivi e degli obiettivi prefissati.

Uno dei grandi vantaggi di questa disciplina è la sua alta comprensibilità. Gli argomenti vengono proposti in modo semplice, ma non semplicistico, tanto da risultare facilmente comprensibili anche a chi è digiuno di conoscenze in ambito psicologico. L’A.T. è un formidabile strumento di alfabetizzazione relazionale e sviluppo di intelligenza emotiva, facilitando la capacità di assumere comportamenti funzionali alla costruzione di buone relazioni.

Filmati, fantasie guidate, autobiografie, favole e racconti sono altri buoni strumenti.  La fantasia guidata, in particolare, conduce i partecipanti attraverso un percorso simbolico, promuovendo l’accesso ad emozioni latenti. La costruzione di favole/racconti, sulla base delle indicazioni fornite dal formatore, favorisce l’emergere di vissuti inconsapevoli, che possono essere elaborati sulla base di alcune chiavi di interpretazione.

Infine, esercizi di Mindfulness possono essere utilizzati per potenziare la concentrazione, le capacità attentive e mnemoniche, la gestione dello stress, la capacità di prendere decisioni e gestire i problemi, determinando maggior efficienza e chiarezza nello svolgimento del lavoro, nonché coesione tra le persone.

Grazie all’alternanza delle varie metodologie è possibile sollecitare nei corsisti competenze psicologiche ed emotive, coinvolgendo la persona nella sua totalità. I corsisti arrivano a comprendere che è possibile abbiano costruito strutture difensive ora cristallizzate e divenute un limite per la piena espressione del potenziale. Tale consapevolezza porta a rielaborare le convinzioni auto-limitanti e gli automatismi inconsci, che ostacolano l’arricchimento della propria mappa interpretativa, generando nuove competenze trasversali ed avviando modalità propositive.